L'arte e l'archeologia, viste dalla chimica - Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere

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08/04/2021

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Cosa faremo

Un’opera d’arte o un reperto archeologico si offrono a ciascuno di noi con molteplici chiavi di lettura, tra cui l’impatto estetico o la suggestione di secoli di storia sono forse, giustamente, quelle maggiormente coinvolgenti. L’apporto degli esperti, che possono ricostruire la genesi di tali opere o testimonianze, interviene poi a gettare le basi per una comprensione più approfondita. Qual è allora il significato delle indagini scientifiche, ed in particolare delle analisi chimiche, sempre più spesso utilizzate nel mondo dell’arte e dell’archeologia? La prima motivazione, dalla quale hanno avuto inizio almeno due secoli or sono, è certamente il desiderio di conoscenza, che portò ad esempio Humphry Davy, uno dei padri della chimica moderna, a voler identificare agli inizi del XIX secolo i pigmenti utilizzati nei dipinti murali della Roma antica, o, alla metà dello stesso secolo, Mons. Francesco Maria Rossi, abate della basilica milanese di Sant’Ambrogio, a commissionare le analisi dei frammenti rinvenuti nei sepolcri del Vescovo e dei Martiri. Oggi, l’evoluzione delle tecniche e l’ampliarsi delle informazioni che possono essere ottenute, anche preservando l’integrità delle opere, sui materiali più antichi così come su quelli sperimentati nell’arte contemporanea, ne fanno un mezzo prezioso non solo per la conoscenza ma anche per la valorizzazione dei beni e, soprattutto, per la loro conservazione.

Silvia Bruni, professore associato di Chimica analitica presso il Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Milano; membro del Centro di Ricerca Coordinata Beni culturali e del Centro di Ricerca Coordinata Progetto Tarquinia della stessa Università.
La sua attività di ricerca è da due decenni prevalentemente rivolta allo sviluppo e all’applicazione di tecniche strumentali di analisi chimica a materiali e problemi di interesse artistico e archeologico, con particolare riguardo all’indagine, sia in laboratorio che in campo, di pigmenti e leganti usati in pittura, coloranti tessili, ceramiche e materiali organici da scavi archeologici.

Stefano Maiorana, Professore emerito di Chimica Organica dell'Università degli Studi di Milano e Presidente dell'Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere.
È stato Direttore del Dipartimento di Chimica Organica Industriale e di Scuole nazionali e Internazionali tra cui La Scuola Internazionale di Chimica Organometallica da lui fondata.
Membro del Senato Accademico dell'Università degli Studi di Milano.
Tra i premi si segnalano il premio della Società  Giapponese per lo Sviluppo della Scienza e il premio alla carriera del Gruppo di Chimica Organometallica della Società Chimica Italiana.
È autore di circa 200 pubblicazioni scientifiche e 5 reviews  oltre che di 40 brevetti industriali principalmente nel settore della sintesi di prodotti farmaceutici.